Se esci, chiudi la porta

scritto da MCRAIN
Scritto Ieri • Pubblicato 23 ore fa • Revisionato 23 ore fa
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Autore del testo MCRAIN

Testo: Se esci, chiudi la porta
di MCRAIN

Quando esci, chiudi la porta.
Una frase semplice, senza particolari riferimenti senza carattere.
Una di quelle cose che diciamo senza darci peso...invece:
Selma era china sui conti del bar, corrispettivi, anticipi iva, saldi ai fornitori...tutto come al solito ma no. 
Quel giorno Selma sentiva in fondo allo stomaco, una sensazione dimenticata, uno sfarfallio, non come quello di quando vedi il tuo fidanzatino alle medie, più uno di quelli che ti arrivano quando sai che stavi correndo troppo, e vedi la pattuglia sul ciglio della strada.
Eppure, era un giorno come gli altri, se non fosse che le tasse, i saldi e le ultime bollette, erano cose da pagare per l'ultima volta.
Domani non avrebbe aperto l'osteria, 
Domanil sarebbe stato il primo giorno di chiusura da 60 anni a questa parte. 
Il rumore di passi sulla scala, una gazzella che salta e zompetta, per poi dire: ciao mamma, io esco!
Marta, 16 anni, un futuro da ballerina classica sta andando dalle sue amiche per l'ultimo saluto, domani partirà per l'Austria, dove studierà per lungo tempo, Selma la seguità, ha già trovato un appartamento e un lavoro, come banconiera in una birreria. 
Lo stipendio non è male, e le ore sono sempre meno che quelle che era abituata a fare all'osteria.
Quella sera, sulle spalle di Selma, erano appoggiati pensieri pesanti, come corvi irriverenti, non riusciva a scacciarli che per pochi secondi, poi tornavano coi rinforzi.
Era li schiena curva, sullo scrittoio che fu di suo suocero, e dopo di suo marito. Marta ci faceva i compiti da quando Sandro, suo papà non svaní dentro al fiume in piena, ci era caduto dentro mentre cercava di aiutare dei campeggiatori che avevano allestito il campo in una golena.
Cinque anni prima, da allora Selma e Marta, si erano reinventate una vita, cercando di sopravvivere al lutto, e al non avere una tomba sulla quale piangere. 
Mentre chiudeva i conti, ripensava a tutto quello che aveva vissuto dentro quelle mura, ai problemi risolti, alle notti passate a inventare cose che le avrebbero permesso di incrementare gli incassi, senza dover aumentare i prezzi, alle litigate col commercialista, con Marta, con se stessa.
Lo sfarfallio si faceva meno intenso, mentre si rendeva conto che stava quasi per finire, e un pensiero, come un raggio di sole che trafigge le nuvole, si fece strada nella sua mente, domani sarebbe stato il primo giorno della loro nuova vita, una vita che per forza, avrebbe dovuto essere migliore di quella che lasciavano, avrebbero potuto ricominciare, nuovi posti nuove conoscenze, chissà, magari più tempo per godersi la casa, sua figlia, forse avrebbero anche preso un cane, di certo non sarebbe piú mancata alle esibizioni di Marta, perchè doveva lavorare.
Si, sarebbe stato un toccasana per entrambe.
Selma accennò un sorriso, si rilassò, sentí il sonno, la stanchezza accumulata che si liberava nelle fibre del suo corpo, come una chiusura di un cerchio aperto chissà quando.

Ok, quando esci, chiudi la porta. 

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